Cesare De Marchi |
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Il bacio della maestra - testo 2 |
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| L'urto violento del pallone non fece male, ma lui se ne sentì ributtato indietro irresistibilmente, fino a toccar terra con le natiche. Qualcuno rise, o almeno gli sembrò. Non importava, era più saldo che mai nella sua risoluzione: si vaneggiava pronto anche al sacrificio, come quel portiere russo di cui aveva sentito raccontare che, pur di salvare la propria porta, si era lanciato a un folle salto ricadendo contro il palo e spezzandosi il collo. Così non ebbe la minima esitazione, poco dopo, a gettarsi nell'aria… sentì il corpo staccarsi curiosamente da terra e tutta la sua fragile mole sospesa, le braccia annaspanti sulla destra, verso quel disco marrone che ruzzolava e trabalzava attraverso il bianco silenzio della polvere: lo sfiorò con le dita guantate nell'attimo in cui esso spariva oltre il suo sguardo riverso e qualcosa di aguzzo gli penetrava nella spalla. Non capì subito l'accaduto; poi vide sopra di sé Andrea fissarlo coi gelidi occhi chiari, sporgendo la piccola bocca puntigliosa: «Bastava allungare la gamba.» Anche Maurizio, dietro di lui, scrollava la testa. (Il bacio della maestra, Sellerio, Palermo 1992, p. 96-97; © Sellerio editore, Palermo) |
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